Previous Next

Intervista al vincitore del Marritza Cold Water Classic 2

#surf #longboard #diabete


Sabato 26 Febbraio 2022, si è svolto nel nord della Sardegna, il #MarritzaColdWaterClassic2, contest per surfisti longboard, organizzato dai ragazzi della scuola di surf, Plata Beach Club Asd.


Una giornata bellissima, tra sole e vento salato, dove la passione per il surf, ha fatto da padrona.
Ad incoronare la manifestazione è stata la vittoria, nella categoria maschile, di Thomas Gallu, atleta di quasi 50 anni e diabetico dal 1988.
Noi non ci siamo fatti sfuggire questa opportunità, e abbiamo intervistato Thomas, anche perchè, in fondo, di surf e diabete non se ne parla tanto…

Ciao Thomas, prima di tutto ancora complimenti per questa conquista!!
Prima di iniziare con le domande, ci puoi raccontare un pochino di te?

...Tutti mi conoscono con il mio nome di battesimo, Thomas. Sono nato a Sassari quasi cinquant’anni fa, sono diventato grande in un paesino dell’Anglona che si chiama Chiaramonti, libero di esplorare, assieme ai miei compagni di giochi, il mondo che ci circondava sotto il controllo vigile e discreto di quella comunità; ci divertivamo soprattutto a studiare i vari sport del mondo dall’enciclopedia dello sport che avevamo scoperto a casa di un amico, per poi riprodurli. Ricordo il baseball con palline da tennis e manici di “picco”, il football americano… i tornei tra i vari rioni e i trofei autoprodotti.
Da vent’anni vivo a Sassari, da sedici anni sono sposato con Andreana e, non avendo figli, sono il bambino di casa.
Dopo il diploma ho fatto diversi lavori: al caseificio del mio paese d’inverno, nelle colonie per bambini d’estate, in un’impresa di pulizie, al mare come bagnino, negli impianti del petrolchimico di Porto Torres, nella filiera agricola e al centro ricerche di Matrìca sempre a Porto Torres, ho anche fatto l’insegnante alle scuole superiori per un paio d’anni (lavoro che ho adorato).
Mi sono iscritto all’università, supportato da mia moglie, subito dopo il viaggio di nozze, laureandomi in Scienze e Tecnologie Agrarie, per conseguire poi la laurea magistrale in Sistemi Agrari.
Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita e, seguendo la passione di mio Padre, ho praticato il ciclismo per dieci anni, Judo per quattro, body building per due, nuoto da dieci e Surf da venticinque...
Dimenticavo, sono diabetico.

A che età hai scoperto di avere il diabete? In che modo?
Ho scoperto il diabete e di esserne affetto a quattordici anni (1988). É iniziato con una perdita di peso accompagnata da sete, tanta sete, tanta pipi e tanto cibo ... Avevo sempre sonno, certe volte mia madre non riusciva a svegliarmi, dormivo anche a scuola.
Il medico di famiglia, interpellato al riguardo, disse che stavo crescendo e di non preoccuparci.
Un giorno mia madre espose il problema a un suo zio diabetico che le disse di accompagnarmi subito dal medico e farmi prescrivere una visita diabetologica.
Al centro antidiabetico l’infermiera mi chiese da quanto tempo non andavo a visita, al che io risposi di non conoscerla. Da quel giorno la mia vita è cambiata…

Come è stato il tuo rapporto con il diabete? E con il diabete e lo sport?
Appena me lo hanno presentato, dato che sino a quel momento non sapevo chi fosse a farmi stare così male, l’ho subito odiato. Io che a 7 anni, dopo 20 giorni di ospedale, mille punture e prelievi di sangue, avevo detto a me stesso “mai più siringhe nella mia vita”, tutto ad un tratto mi ritrovavo a fare quattro iniezioni e pungere il dito almeno tre volte al giorno. Come se non bastasse dovevo dimenticarmi i dolci e seguire una dieta ipocalorica.
Sino a quel momento il mio sogno era guidare i caccia, da anni stressavo i miei genitori perché volevo fare l’Accademia Aeronautica e di colpo la mia massima aspirazione di guida diventava l’auto.
Col tempo però la situazione è migliorata, ho imparato a conviverci, a leggere i livelli della glicemia a seconda degli input che arrivano dal mio corpo.
Qualche volta l’ho utilizzato come alibi per saltare le interrogazioni o per uscire dall’aula per incontrarmi con l’amore di quel tempo.
Faccio sport da sempre. Quando mi diagnosticarono il diabete praticavo il ciclismo a livello agonistico, niente di formidabile, ma era bello uscire ad allenarsi con gli amici. Ho avuto qualche problema riguardo al certificato agonistico, ricordo che il mio diabetologo scrisse una lettera lunghissima da consegnare al medico dello sport perché potessi averlo.
Gestire le glicemie in bici non era facile, non c’erano ancora i sensori e la mia dieta non prevedeva modifiche legate all’attività fisica, ma non ho per questo rinunciato allo sport.
Ancora adesso nelle giornate senza onde mi capita di uscire con la mountain bike a pedalare un po’. Con il judo era più facile il lavoro durava meno e non rischiavo ipoglicemie, forse perché già iniziavo a prevedere l’altalena delle glicemie.
Ora nuoto dalle due alle quattro volte a settimana, quando mi alleno non uso il micro, nel pasto che precede l’allenamento aumento i carboidrati, faccio in modo di non avere insulina attiva e la glicemia sui 180 mg/dl.

A che età ti sei avvicinato al surf? Come è successo?
Nei primi anni Ottanta alla televisione trasmisero un film, Un mercoledì da leoni, e fu amore da subito, il tarlo si insinuò nella mia testa e rimase latente nel reparto sogni.
A ventiquattro anni lavoravo a Vignola (Gallura - Sardegna) come coordinatore all’interno di una colonia estiva, discutendo con il bagnino gli esternai la mia voglia di imparare il Surf che però in Sardegna non si praticava, lui mi redarguì dicendomi di essere un surfista e ... due giorni dopo, in mezzo ad un mare chopposo di maestrale attivo, mi alzavo in piedi sulla sua tavola. Da allora la mia vita è legata alle mareggiate, soffro della meteoropatia da surfista che ti mette in subbuglio non appena la pressione atmosferica si abbassa.
Ho iniziato con la tavoletta che però mal si adeguava al mio modo di vedere lo “Sport”, ben presto ho capito che il mio modo di vedere il surf era più classico, Si, il mio sodalizio perfetto è con il Longboard, la tavola lunga dove puoi camminare col passo incrociato sino al nose (la punta della tavola), fare curve più dolci … insomma surfare rilassato.
Il mondo dall’acqua ha un colore diverso, un peso diverso, riesci a vedere i problemi da un’altra prospettiva, riesci a scaricare la pressione accumulata, il mondo ovattato aspetta in riva assieme ai problemi e alle preoccupazioni… anche stare in line up a guardare le onde passare, ti ricarica.

Come connubi questa grande passione con il diabete?
Il Surf è legato alle mareggiate, che non sempre arrivano quando si è liberi da impegni e non sono prevedibili nel lungo periodo. Entrare in acqua per surfare in sicurezza impone una perfetta forma fisica e, in caso di diabete, un livello glicemico adeguato che si mantenga tale durante le ore passate in mare.
Per poter affrontare le mareggiate al meglio mi tengo in forma con la dieta e con un’attività fisica costante e programmabile, prima era la bici, poi la corsa e ora quasi esclusivamente il nuoto.
Prima del microinfusore dovevo fare i conti, anche per il surf, con l’insulina a lento assorbimento che ha un effetto sulla glicemia soggetto a molte variabili, non ultimo il sito di iniezione, non potevo monitorare l’effetto dell’attività fisica sulla glicemia. Quindi prima di entrare in acqua misuravo la glicemia: se molto alta la correggevo con un’iniezione di insulina rapida per riportarla attorno a 200 mg/dl; se bassa mangiavo un frutto o bevevo un succo oppure facevo entrambe le cose.
Con il microinfusore è tutto diverso, quando faccio attività fisica blocco l’erogazione; in alcuni casi, ad esempio quando vado in bici, lo tengo in vista per poter intervenire con reintegri di carboidrati. Quando devo entrare in acqua per surfare faccio sollevare la glicemia attorno ai 180 mg/dl facendo in modo da non avere insulina attiva in corpo e, se le condizioni marine sono impegnative, integro con un frutto o una barretta.

Si può dire che hai trovato un equilibrio con il diabete?
Diciamo che ci sto ancora lavorando. Il corpo è una macchina perfetta che in caso di diabete ha un difetto a cui si può sopperire sostituendosi ad uno dei suoi meccanismi automatici. Ciò comporta l’essere in grado di valutare l’effetto che il cibo, le emozioni, le malattie, l’attività fisica, etc. hanno su di te. Questo non è sempre facile anche se la tecnologia e la ricerca sicuramente aiutano.
Ora con il sensore riesco ad avere un trend continuo della glicemia; con la funzione automatica del micro non mi devo più preoccupare di grassi e proteine, salvo abbuffate; se valuto bene carboidrati e relativa risposta insulinica non rischio glicemie troppo elevate. Seguo una dieta ipocalorica che, in caso di allenamento o surf, integro con una maggior quantità di carboidrati.
Attualmente il valore della mia emoglobina glicata è di 7%, il mio obiettivo è farlo scendere ancora.

Vuoi aggiungere qualcos’altro, che a me è sfuggito?
Ho preso in considerazione il diabete per forza di cose, ogni qualvolta ci fosse di fronte a me una scelta da fare, più o meno importante. Questo non sempre è stato negativo, il diabete mi ha fatto diventare grande, mi ha dato la scusa per dire no e uscire da situazioni difficili, mi ha costretto ad essere cosciente quando tutti attorno a me non lo erano. Insomma, è un freno che a me è servito, non soltanto per saltare un’interrogazione.

Thomas, siamo in conclusione e non posso fare a meno di chiedere:
ti aspettavi questa vittoria del Marritza Cold Water 2?
Al Marritza Cold Water 1 ero tra i giudici... quest'anno mi sono iscritto alla gara con l'obiettivo di divertirmi assieme agli amici e non mi aspettavo certo di arrivare in finale. Io soffro di ansia da prestazione, se non surfo una bella onda nei primi minuti di una heat divento nervoso e non riesco più a surfare al meglio.
Dopo essere passato come secondo nella prima heat, surfando non benissimo, mi sono rilassato e tutto è andato per il meglio.
È stata una giornata bellissima ... quasi perfetta.

Complimenti davvero!
Avrei un’ultima richiesta prima di salutarti.
Vuoi lasciare un messaggio per i ragazzi/ragazze, ma anche adulti e bambini/e, che ti leggeranno?
La vita è la cosa più bella che ci possa capitare, a noi viverla al meglio rubandole i momenti speciali per tenerli al caldo nel nostro cuore. Non so se il diabete sia un bene, un male, un male necessario, una colpa, un premio … Quello che so è che 100 anni fa non sarei arrivato all’età in cui ho conosciuto il Surf, oggi grazie alla ricerca medica posso vivere la vita come ho scelto.
Non lasciate che nessuno vi impedisca di sognare e tantomeno di rubare alla vita i momenti speciali.
Se come me siete diabetici, fate in modo che la malattia diventi un freno quando serve e non quando volete una scusa per mollare.

Grazie Thomas per queste tue parole, si intuisce l'impegno che hai messo per vivere ed assaporare al meglio questa tua passione, che è il surf.
Questa conquista è doppia, perché è giusto ribadirlo, dietro ad ogni performance sportiva, per una persona con diabete, si nasconde una indispensabile preparazione terapeutica, per mantenere il più possibile sotto controllo gli sbalzi glicemici, che altrimenti influirebbero negativamente sulla prestazione.
Gestire il diabete con consapevolezzza, e quindi studiando, chiedendo aiuto allo staff medico della propria diabetologia di riferimento, confrontandosi con le associazioni di persone con diabete, è la strada giusta per perseguire le proprie passioni, i propri sogni, in sicurezza.


E a proposito di sogni, a noi Thomas ci ha incuriosito, e non vediamo l’ora di provare il surf!!
E tu, cosa stai aspettando?

Per completezza d'informazione e curiosità, riportiamo di seguito la classifica dei premiati, ed il link della manifestazione.
Categoria Femminile:
1^ Francesca Rubegni, Genova
2^ Giulia Pala, Oristano
3^ Federica Vacca, Cagliari

Categoria Maschile:
1^ Thomas Gallu, Sassari
2^ Davide Dettori, Sassari
3^ Marcello Dettori, Sassari

Marritza Cold Water 2_instagram


Stampa   Email